Quattro lettere ed un breve scritto | Atanasio Soldati

Atanasio Soldati, autopresentazione, Galleria del Milione, febbraio 1935, Milano

“La pittura astratta ama l’analisi, l’ordine, gli armoniosi rapporti della geometria, la chiarezza, come è di ogni opera d’arte, di qualunque tempo, dal Partenone a Pier della Francesca.”

Lettera a Ernesto Crespi | Milano, 20 luglio A. XII – 1934
Tratta dal catalogo “Atanasio Soldati, mostra antologica nel centenario della nascita” di Luciano Caramel, 1997.

Caro Crespi,
senza dubbio mi avrà perdonata la mia non comune pigrizia allo scrivere. Una sua da Camaiore mi annuncia che con la sua famiglia si trova al mare. In questo tempo io sono stato preso da un fervore di lavoro che non mi ha permesso nemmeno di uscire, e nella quiete dello studio ho rincorso i miei fantasmi, e il mio entusiasmo fu pari alla gioia della creazione. Le muse sono persone abituate ai riguardi.
Alla fine mese o ai primi dell’altro andrò a Venezia per vedere de visus la più babelica spugna della mediocrità. Poi ho alcuni giorni d’invito a Marina di Massa e se mi accadrà d’esserci presto troverò il tempo di fare una scappata da Lei e come è naturale avremo la possibilità di discutere. Il paesaggio sarà molto bello, ma secondo me è inutile ricopiarlo. Occorre un atto rivoluzionario. La maggior parte del mondo conosciuto è psichicamente morta, che gli oggetti devono essere considerati come compiuti in se stessi, e che è quindi assurdo riprodurli.

Ogni oggetto è una conclusione di atti che conducono a una convenzione, cioé una fine e un arresto delle funzioni. “L’uva in arte” -scrive Cocteau – “ha finito di trarre in inganno gli uccelli”. Mi scriva e mi dia notizia del suo lavoro e di quello della signora, e per ora le auguro un proficuo e buon lavoro.
Mi abbia a salutare la Sig. ra e lei gradisca tutta la mia più cordiale e sincera amicizia.
Suo
A. Soldati

Atanasio Soldati | Composizione | 1949 | Olio su tela | 35x45cm | Cortesia di Cardelli & Fontana artecontemporanea

 

Lettera a Attilio Rossi | 11 febberaio 1940
Tratta dal catalogo “Atanasio Soldati, mostra antologica nel centenario della nascita” di Luciano Caramel, 1997.

Attilio Rossi  (Albairate, 1909 – Milano, 1994)

Caro Rossi,
come purtroppo mi è d’uso quasi intollerabile rimando, causa sempre la mia pigrizia fortemente radicata allo scrivere. Ho tardato anche perché la tua cartolina affermava che tu saresti partito per il Messico. In questi ultimi tempi ho letto molto di alcuni tra i migliori scrittori nostri e stranieri sul Messico, più, vidi tempo fà un bellissimo film di Eisteyn – esasperante – Le pagine di Lauwrens, di Cecchi, di Breton mi hanno confermata la allucinante atmosfera di bellezza crudele in un paesaggio prezioso e di sogno. Tu vai o meglio sarai ancora a goderti di quel favoloso paesaggio e raccoglierai impressioni stupite. Proprio vero, non avendo fatto il bollettino ho limitato al biglietto d’invito per la mia mostra, la quale ti dirò à avuto il successo che meritava. La critica si è trincerata dicendo che l’astratto non è umano, e tante baggianate; in ogni modo hanno dovuto constatare la formidabile invenzione e la preziosità della pittura. Le vendite sono state abbastanza forti, se si pensa che l’astratto è una pittura di contro-corrente e quindi non atta a far parte del patrimonio artistico della borghesia. 10 sono stati i quadri venduti. Quindi ho chiuso la mia mostra (finalmente) con un po’ di attivo. Ho ricominciato, dato che per la preparazione e durante l’esposizione ho riposato, a lavorare. Opere importanti si succedono con un ritmo lineare di sogno, in una continuità di sapienza e di immagini, chiuse ai più, ed è naturale. Non ho più pensato di fare dell’arte per il pubblico, specialmente per quello che ha quattrini, che generalmente gli manca il cervello per capire le cose dello spirito. Ti sono grato della tua vicinanza spirituale in quella e in altre occasioni. Come io pure ti ricordo e quando mi è possibile non manco di parlare di te e del tuo lavoro. Quando le circostanze ti porteranno a fare uno studio sulla mia pittura desidererei farti avere materiale fotografico recente delle mie opere per poter stabilire i termini validi ad una precisa valutazione. Anzi appena mi sarà possibile fare eseguire copie di foto di mie opere te le spedirò senz’altro perché tu ne abbia una precisa visione. Il colore ed il calore lo capirai, ormai sei divenuto un sottile e quanto mai esperto nel carpire le segrete bellezze dell’arte.
Io cerco di lavorare molto – non frequento più caffé – troppo pettegolezzo – cerco nella fantasia il mio rifugio – Mi dirai del tuo viaggio che sarà un modo di darmi tue nuove. Molti saluti alla Signora e a te anche da parte di mia moglie. Cordialmente
Tuo
A. Soldati
(P.S.) fammi sapere se mi puoi mandare caffé. Saluti A.S.

Lettera a Ernesto Crespi | Milano, 1 giugno 1948
Tratta dal catalogo “Atanasio Soldati, mostra antologica nel centenario della nascita” di Luciano Caramel, 1997.

Atanasio Soldati | Senza titolo | 1938
Olio su tela | 65x35cm

Carissimo Crespi,
potrei dire di essere quasi a posto col mio nuovo studio, tanto che ho iniziato il mio lavoro, le pause ci vogliono, penso, si è più freschi e più candidi direi se la parola candido si addice al nostro lavoro, forse si è più poetici. Venerdì andrò a Venezia per la vernice della XXIV Biennale e mi tratterrò sino a domenica giorno della inaugurazione ufficiale della mostra.
Ci sarà da vedere un sacco di quadri, dagli impressionisti ai moderni. Penso che Klee sarà per gli italiani che abbiano il cervello in funzione una ricca rivelazione.
Degli altri più o meno si conoscono vita e miracoli, le brutte e le belle cose, specialmente di Picasso, perché Braque è sempre per me su di un piano di prodigiosa grazia. Ecco quello che manca ai nostri giorni alla massima parte di quelli che dipingono. La grazia. È un dono celeste che viene dagli angeli. Non la si trova la si conquista magari a prezzi durissimi, non tutti la raggiungono. Vedremo se a Venezia ci sarà la “grazia”, perché vedi io sono convinto che in tutte le più grandi pitture, dagli egizi ai nostri giorni esiste questo miracolo.
Non è miracolo quando tu riesci ad accostare due valori prestigiosi di colore nel tuo quadro? Penso di sì.
Dunque, quando ritornerò da Venezia ti farò una cronaca della pittura internazionale, ma tu non hai bisogno di questo e né suggerimenti perché so benissimo che oltre ad avere le più acute informazioni hai una grossa sensibilità artistica, che è anche questa una “grazia” da non buttare via.
Per tuo nipote hai un tale scrupolo morale da non interferire nei suoi propositi di abbandonare una carriera sicura al non sicuro della pittura, questa è, una esatta misura della tua scrupolosa onestà.
Saltare il fosso occorre coraggio, in questo il fosso può essere vanto, è senza dubbio vasto, ci si può saltare dentro e annegare. Ma questo non mi sembra che sia di Peppino che è sempre più in progresso.
Carissimo, la giornata narrata da te è sempre per me di grande felicità, ne sento sempre vivo il ricordo come del tuo lavoro.
Molti auguri ai tuoi da noi e a te affettuosa cordialità.
Tuo
Soldati

Lettera a Giuseppe Santomaso
Trascrizione di lettera manoscirtta, cortesia di Cardelli & Fontana artecontemporanea

Giuseppe Santomaso ( (Venezia, 1907 – Venezia, 1990)

Mio carissimo Bepi,
il mio carattere scontroso, la mia inquietudine mi sconcerta, la vita che stà nella beatitudine è troppo domestica.
Cerco nel lavoro di soffocare questa insofferenza, non mi soddisfa il risultato di quel poco che ho fatto, tirate le somme non mi accontenta. Tutto è contro di me, lo spazio, le tele che non si asciugano (sono tele di vecchi lavori distrutti) è insomma una tale insofferenza che lascio solo a te immaginare perché come me l’hai provata e la provi tutt’ora magari in modi diversi. Cerco in qualche modo di essere un buon lettore, un sagace apocalittico commentatore della natura.
Oggi Domenica un freddo intensissimo; vicino alla stufa cerco calore, la legna verde brucia con parsimonia senza diffondere caldo. Guardo qualche libro illustrato senza passione, stanco, desolato, abbrutito da questo ozio insopportabile. Penso a stagioni calde, a climi tropicali, a colori vibranti, scottanti come l’asfalto della città nelle giornate di ferragosto. Decido di varare il quadro.
I colori non trovano adesione alle tele vecchie, non sono succhiati, non s’asciugano mai. Che tormento! Ho voglia di stemperare colori su colori, debbo sempre rimandare. Verrà il clima favorevole della stagione e la pigrizia magari aumenterà. Non sò cosa farei. In questo quadro su fondo bruno chiaro stanno alcune casette rosso-giallo-viola-rosa; una bottiglia allungata celeste-verde e una forma grigia; una zuppiera bianca con dell’uva e una mela. La composizione è eccellente per equilibrio come per i valori pittorici.

Lettera manoscritta a Giuseppe Santomaso. Cortesia di Cardelli & Fontana artecontemporanea

Dopo lunghi estenuanti colloqui con me stesso, lunedì giornata primaverile, pigro indolente sono uscito all’aperto ad osservare il paesaggio; se la natura è un dizionario sono andato a scoprire delle lettere dell’alfabeto. Che inquietudine! Vorrei gridare dall’alto di queste colline il mio malumore, il mio odio per questi verdi, per questa falsa natura (…). Posso dire con Manet che con il falso faccio il vero, con il vero faccio il falso.
Non ho mai amato il colore come ora, se fossi abbondante di mezzi farei delle colate di rosso, di verde, di giallo, di bianco, di celeste nelle mie tele. Che ricchezza da sciupare. Il tabacco manca per dosare la ripresa dei nervi.
Ho calpestato strade, campi, insoddisfatto, nemmeno un’appunto. Cosa è mai che mi sconcerta? Il tempo, gli avvenimenti, non so, forse la stanchezza della vita?
Ora la stanza odora di minestra e di fumo.
Domani mi accosterò alle tele con “segreto amore”, continuerò a chiedere quello che non si può ottenere. Il miracolo.
Oggi ho lavorato accanto ad una tela dove un gruppo di mele giallo-rosse, un coltello ed uno straccio bianco fanno da soggetto.
Sono stanco. Ti abbraccio
Tuo Soldati

Un breve scritto | 1953
Tratta da Appunti per la poetica di Soldati di E. Crispolti, in Arte Illustrata, gennaio 1970

La mia pittura agli alberi
ai sassi ai primitivi nei loro
colori segreti
Parlare della mia pittura è parlare di quello che mi aiuta a vivere. Ragazzo, trovavo gli alberi e i sassi i miei amici migliori – giovane mi piacquero i primitivi, mi tormentavano nei loro colori segreti. Incominciai a dipingere. Ho l’ambizione di vedere nella pittura i valori universali ed eterni – la mia pittura è basata sul piano e sui valori costruttivi del quadro – Ragione e intelligenza – sono i rapporti costanti che agiscono con tanta frequenza – il piano colorato ama i rapporti di colore come la geometria ama il calcolo – ecco perché oltre ad avere la mia opera questa costante dove il colore è essenzialmente tonale – pittura – accostamenti di valori assoluti – rosso – gialli – quei rossi, quei gialli – attorno a questi colori restano altri, come le stelle attorno al firmamento – le maggiori e le minori, completando una distensione d’assieme che ha del miracolo, come è di ogni opera d’arte. Dicevo che la mia pittura è basata anche sul numero – sulla divisione degli spazi – sezione aurea. «Debbo dichiarare che la mia pittura nasce da ragione e intelligenza – il piano colorato di cui mi servo per realizzare la mia opera è un comune piano dove il ruolo dei valori della pittura cerca di dare validità poetica o magica conoscenza – fantasia, creazione – elementi che penso essenziali ad un’opera d’arte.

Aanasio Soldati | Composizione | 1952
| olio su tela | 40x30cm | Cortesia di Cardelli & Fontana artecontemporanea

I miei colori cercano da un tumulto espansivo di dare gioia e felicità, se è vero che esiste la felicità. Le donne mettono fiori nella stanza gli uomini mettono pantaloni bleu con una cinghia gialla, non sono questi rapporti di colore? Con questi rapporti di colore ho inteso dare vita ai miei quadri, pensando che un quadro non è che rapporto di colore. Se nel mio quadro poi avete il beneficio d’inventario che trovate nella massima parte della pittura è una questione del mio cattivo carattere verso i miei contemporanei. «La vita è un grande emporio di colore, le vetrine le strade le donne specialmente ne sono gli alfabeti – io cerco la mia lettera – quando un verde non me lo può dare la tavolozza naturalmente lo chiedo alla natura – mi tuffo in un bosco per trovarlo, trovo tutto quello che mi occorre. È chiaro che questo mi è servito e mi serve per dare al quadro il colore, mentre lo schema il disegno o meglio la composizione del quadro – questo, è un segreto, l’uovo di colombo, non è vero, è il miracolo della fantasia e della pazienza. Non dice, non mi ricordo più, che il genio è una lunga pazienza? Questo è il segreto. Non voletemi male, e abbiate a godere; negli alberi, nei passi dei primitivi dal colore segreto, nelle vetrine, nelle strade, in questo emporio di valori che chiamerei alfabeto, cerco la lettera – chiave misteriosa dell’opera – e nella campagna vedrò il verde che mi rapporti un giallo che non trovavo sulla tavolozza. È un lavoro soprattutto di pazienza l’opera d’arte. Il genio non è una lunga pazienza?

Atanasio Soldati