Lavori in corso | Mauro Castellani

24/9 – 22/10 2021

Museo Nueva Era | Bari | Italia

La mostra presenta il lavoro di Mauro Castellani, artista che concepisce la superficie del quadro come un limite solo apparente: una soglia per l’occhio, ma non per i sensi. Le forme, ora piene ora svuotate, non tracciano confini definitivi ma si offrono come percorsi. Lo spazio pittorico diventa attraversabile, un campo mentale nel quale cercare un punto d’origine — un centro generativo — da cui ripartire verso dimensioni che eccedono la bidimensionalità dell’opera.
Castellani costruisce spazi. Spazi mentali, rarefatti, sospesi. La prevalenza del bianco e del nero, interrotta da lievi modulazioni cromatiche, definisce una geografia priva di gravità, dove sopra e sotto, dentro e fuori perdono stabilità. Le linee e le campiture si articolano con estrema precisione, ma sembrano sottrarsi a un piano certo: non dichiarano il proprio appoggio, non rivelano la loro origine. L’artista mette in crisi il terreno percettivo dello spettatore, eliminando simbolicamente il piano su cui egli crede di sostare. La sua è un’arte che rifiuta la figurazione tradizionale non per negazione, ma per invenzione: nuove figure senza peso, strutture che si comportano come presenze immateriali, quasi enunciati poetici costruiti attraverso minime variazioni, come rime visive che si alternano o si rispondono.
Parallelamente, il lavoro si configura come un’indagine rigorosa nella scienza della percezione. Castellani esplora lo spazio della ragione, interrogando i meccanismi che regolano la profondità, l’illusione, l’equilibrio tra indizi monoculari e binocolari. Le sue opere intrecciano paradigmi percettivi con una disciplina geometrica che non è mai sterile esercizio formale. In alcune composizioni le campiture sembrano frammentarsi, come se la superficie cercasse di riannodarsi a una memoria remota fatta di ombre e vibrazioni materiche. Lo stereometrico geometrismo astratto si incrina, dialoga con altre possibilità, introduce tensioni tra campi chiari e scuri che destabilizzano la lettura univoca.
Questa oscillazione tra rigore e frantumazione può suggerire una riflessione più ampia: forse un’allusione alla crisi dell’antico ordine razionale, forse un segno della nostra instabilità contemporanea. Ma l’opera non impone interpretazioni; propone un’esperienza. Ogni lavoro diventa un dispositivo percettivo che invita a riconsiderare la posizione del corpo e dello sguardo nello spazio.
Nato a Fano nel 1948, Castellani avvia la propria ricerca tra gli anni Sessanta, orientandosi verso una pittura e una scultura di matrice minimalista. Fin dagli esordi la critica ne riconosce la coerenza e la raffinatezza, aprendo a personali e partecipazioni a collettive di rilievo. La sua attività si estende anche alla grafica e alla progettazione dell’immagine, ambiti nei quali applica la stessa attenzione strutturale che caratterizza la sua produzione artistica. Tuttavia, al centro della sua ricerca rimane questa costruzione mentale dello spazio: un’arte che non rappresenta il mondo, ma ne interroga le coordinate percettive, spingendo lo spettatore oltre il limite apparente della superficie.